20 novembre 2009

COME SCENDERE DAL CARRO DEI VINCITORI ED USCIRNE (MEDIAMENTE) INDENNI #3: Scimone l'africana terrorizza anche l'occidente.



COMUNICATO #3
L'imperativo è vincere, la sola regola del gioco è impedire l'uso della rete a chiunque abbia cose anche solo mediamente interessanti da proporre. La banda è poca, e allora perché sprecarla per dare spazio a video musicali che infrangono il copyright perché postati senza chiedere il permesso alle case discografiche, spezzoni di trasmissioni tv che infrangono il copyright perché postati senza chiedere il permesso a Berlusconi, blogger che tanto nei loro post dicono sempre le stesse cose e nessuno li legge perché tanto a guardare la tv si fa meno fatica?

Diamo spazio a chi non ha un cazzo da dire e proprio per questo deve per forza diventare un fenomeno da baraccone. Ergiamo Laura Scimone a simbolo di una intera generazione, omettiamo di dire che esteticamente è identica a Walter Veltroni con i capelli lunghi & unti e facciamola parlare di Maigol Gekksson (o di Maicol Gecson che dir si voglia) in un italiano incerto e pieno di lacune sintattiche. Diamole spazio sul Corriere della Sera e su Studio Aperto senza che abbia talento alcuno per ottenere visibilità, dividiamoci tra chi la infama perché è palesemente una persona che finge di essere ritardata e chi la difende perché in fondo è spontanea e fa la sua cosa senza infastidire nessuno. Facciamo la rivoluzione dal basso utilizzando la rete, evitando però di dire che la stiamo facendo alle spalle di una persona che se ci crede sul serio e non sta recitando una parte sta dimostrando di avere talmente poco rispetto per la propria dignità da rasentare l'incredibile.

Quando si parla di Maigol Gekksson, diventa un dovere morale citare l'immortale Paolino Paperino Band e la sua ancor più immortale megahit Maicol. Sarebbe favoloso imbottire Laura Scimone di pasticche di qualità scadente e farle cantare Maicol Gecson, ma per ora purtroppo non si può fare perché la ragazza è ancora acerba. Un giorno ci arriveremo sicuramente, ma per ora è prematuro lanciarci in avventure così rischiose.

LA CINICA LOTTERIA DEI RIGORI




Certa sinistra radical-chic e salottiera ha rotto gli zebedei quasi quanto i minus habens che cascasse il mondo votano a Silvio anche se hanno le pezze al culo perché sperano ancora che faccia qualcosa per il bene del paese. Sempre a lamentarsi, sempre a protestare, sempre ad organizzare manifestazioni contro il povero Berlusconi (una persona anziana e malata che nonostante tutto è stata eletta con legittime elezioni politiche). È ora di finirla.

Se cade questo governo si va ad elezioni anticipate e vince ancora Berlusconi per la quinta volta in quindici anni (nemmeno in quel noto paradiso fiscale che risponde al nome di Uganda si è arrivati a tanto). Punto e basta.

Il No B Day vuole la caduta di Berlusconi e le elezioni anticipate, il Sì B Day per certi versi vuole lo stesso, ed allora tanto vale aderire simbolicamente al Sì B Day perché è un'iniziativa più fresca e spontanea perché non si accettano lezioni su come essere di sinistra da un personaggio come Di Pietro e perché se ci tolgono Berlusconi in Italia non rimane più nessuno a farci ridere sul serio.

Anzi no, aderisco al No B Day perché Silvio Berlusconi rappresenta in concentrato un intero sistema di valori che da sempre combatto.

Anzi no, sto a casa a riposarmi e a scrivere cazzate così mi si nota di più.

Comunque, ricapitolando: il 5 dicembre a Roma si affrontano No B Day e Sì B Day, si prevedono cielo sereno e spalti gremiti. Sfida all'ultimo sangue, arbitra il celeberrimo arbitro di calcio Collina - forse l'unico potenzialmente in grado di gestire una situazione tipica di un paese come il nostro. Che vinca il migliore.

Guilty Of Being Right: BAZZICAVO CILIEGIA E LA TDK ANCORA PRIMA CHE NASCESSE LA SCIENZA DOPPIA H

"Son più o meno dodici mesi che mando mail ai tipi di Vice per chieder loro di scrivere per loro ma non succede nulla. Niente, non si degnano nemmeno di rispondere nonostante il materiale che sottopongo loro sia tutto di un certo livello."

"Ma in fondo, chi se ne importa se gente che stronca One Truth degli Strife perchè non ne sa si prende anche il lusso di non rispondere alle mail?"


"Nel 1994 quando hanno scritto questo numero di Vice me lo ricordo dove ero: a Lido Delle Nazioni da Ciliegia con il cugino di Accento Svedese e un paio di amichetti miei della Copparo Violenta. Avevamo un appartamento in affitto per le vacanze e io sono scappato via prima per evitare di pagare la penale perché dei milanesi ci avevano tirato un magnum nell’appartamento perché tifavamo Brasile per la finale mondiale."

"Il risultato è talmente grottesco che sono praticamente certo che chi si è messo alla tastiera ed ha vergato gli articoli che compongono il numero della rivista in questione abbia (per ragioni anagrafiche, di ceto sociale o di impostazione culturale) vissuto il 1994 in posizioni di retroguardia, senza maturare quel bagaglio di esperienze necessario a scrivere con cognizione di causa di tale annata. Noi di Spadrillas in da mist avremmo fatto sicuramente meglio, solo che non siamo di Milano e dunque ci snobbano."

"C’hanno copiato l’idea di fare un numero monografico sul 1994. Solo che la nostra idea era una figata mentre il risultato finale del numero di Vice di questo mese, o del mese scorso, o dell’anno scorso (non si sa che mese è quando di parla dei numeri di Vice) è una merda edulcorata solo come una redazione di un giornale come Vice con sede a Milano può fare."

Spadrillas in da mist vs. il numero di Vice dedicato al 1994

18 novembre 2009

COME SCENDERE DAL CARRO DEI VINCITORI ED USCIRNE (MEDIAMENTE) INDENNI #2: Pino Scotto eroe solo contro tutti.



COMUNICATO #2
L'interrogatorio, sui contenuti del quale abbiamo già detto, prosegue con la completa collaborazione del prigioniero. Le risposte che fornisce chiariscono sempre più le linee controrivoluzionarie che le centrali imperialiste stanno attuando; delineano con chiarezza i contorni e il corpo del "nuovo" regime che, nella ristrutturazione dello Stato Imperialista delle Multinazionali si sta instaurando nel nostro paese e che ha come perno Mediaset e tutte le espressioni letterarie ad essa collegate.
Pino Scotto
, che oggi deve rispondere davanti ad un Tribunale del Popolo presieduto da Piero Chiambretti, è perfettamente consapevole di essere uno dei pochi fieri oppositori di questo regime mediatico-culturale, dice le cose come stanno anche se rischia di essere sbranato vivo dagli intellettuali di regime Andrea G. Pinketts, Piero Chiambretti e Federico Socmel Moccia (e da un nugolo di ragazze di cui non si conosce la provenienza ma si conosce il basso livello intellettuale). È coraggioso, ma deve essere processato perché il pensiero dominante è un altro.

Che uno come Moccia scriva libri e diriga film è uno scandalo, che i giovani italiani si riconoscano in lui e corrano in massa a comprare i suoi libri/vedere i suoi film lo è ancora di più; e peggio di tutto è il fatto che venga invitato ad una trasmissione e trovi gente che lo difende a spada tratta anche se non ci crede per nulla. Però Federico Socmel Moccia vende bene ed alimenta un imponente giro di pubblicità e pertanto anche se sta ricoglionendo un'intera generazione di giovani italiani va difeso a prescindere da chi osa mettere in dubbio le sue indubbie capacità di venditore di sogni a buon mercato.

Piero Chiambretti ed Andrea G. Pinketts sono molto più alla frutta di Federico Socmel Moccia, Pino Scotto è un eroe moderno che va rispettato e riverito anche quando dice cose scomode.

16 novembre 2009

WELCOME TO REALITY

Gianfranco Fini è uno che ha capito tutto. Finge di assecondare Berlusconi ma si sta muovendo alle sue spalle per costruire qualcosa di altro, qualcosa di alto. È solo questione di tempo e diventerà lui il Capo della Banda, se vuoi essere dei nostri devi fare domanda (cit.).

Miete consensi a sinistra perché dice cose ragionevoli, lo vedi ad Otto e mezzo che espone argomentazioni condivisibili e rischi di cascarci pure tu (forse trascinato dalla svolta indie del webmagazine della sua fondazione FareFuturo), anche se forse è un po' troppo conservatore per i tuoi gusti. Ti senti a disagio però nello stesso tempo ti illudi che possa mettere in piedi un partito liberale di massa, ed allora lo ascolti con attenzione perché comunque vada uno del genere potrebbe anche fare il bene del paese.

E più lo ascolti e più ti rendi conto che sta recitando una parte: la parte della spalla di Berlusconi. Simula dissenso, ma in realtà è d'accordissimo con lui nell'idea di far di tutto per conservare la poltrona. Non potrebbe svolgere in modo migliore il proprio compito: si atteggia a grande uomo delle istituzioni, finge di fare opposizione, toglie visibilità al Partito Democratico, interpreta il ruolo di voce critica che non fa altro che dire come stanno le cose ma che alla fine non muove un dito per cambiarle perché troppo spaventato da ciò che potrebbe venire dopo. Tante belle parole gettate al vento perché purtroppo il Fini progressista è solo un'illusione. L'ennesimo effetto speciale di un governo che da quindici anni con trucchi ed effetti speciali governa un paese anche stando all'opposizione.

Io non ci casco (cit.).

IL BATTITO ANIMALE, BATTE COME NON CE N'È E C'HA UN TIRO MICIDIALE CHE TI PRENDE E TI PORTA VIA CON SÈ

Pascal Arbez - al secolo Vitalic - ci ha visto giusto. Lo si potrà accusare di aver fatto lo stesso disco di quattro anni fa o, al contrario, di aver fatto facili concessioni ai suoni fidget che vanno per la maggiore oggi, però tutto si può dire tranne che “Flashmob” sia un disco banale. “Flashmob” è un disco quadrato, con produzione ben sopra la media, ritmiche che paiono colpi di frusta e quella necessaria dose di cattiveria che permette a Vitalic di confermarsi un musicista con le palle.

In poche parole, un disco così non lascia indifferenti. I puristi si lamenteranno perché a loro avviso questa seconda opera di Vitalic potrebbe anche rappresentare un’inutile tributo ai miti&mode imperanti oggi (“Chicken Lady”, “Terminateur Benelux”, “See The Sea (Red)”) , i modernisti troveranno da ridire sul fatto che Vitalic suona essenzialmente variazioni sul tema eurotrance (“Second Lives”, “Flashmob”) tanto in voga a fine anni novanta inframezzate da alcuni momenti in tutto e per tutto moroderiani (“Poison Lips”, “Your Disco Song”) fondamentali per alleggerire la tensione prima dell’assalto finale. Ma in fondo, chi se ne frega di purismo e modernismo quando hai tra le mani un opera dance che ha una sua ben precisa dignità sia sul dancefloor che nello stereo di casa tua? E soprattutto, quanto conta il giudizio di puristi e modernisti se quattro anni fa sul conto di Vitalic venivano dette esattamente le stesse identiche cose (sostituendo però alla parola ‘fidget’ la parola ‘electroclash’)? Nulla, assolutamente nulla.

Quello che conta è il valore di un’opera come “Flashmob”, che dimostra (qualora ce ne sia ancora bisogno) quanto sia superiore al resto del lotto un tipo come Vitalic, uno che preferisce suonare dal vivo i suoi pezzi piuttosto che limitarsi a fare il dj.

(Indie For Bunnies)



13 novembre 2009

FARE FUTURO: FARE IN CULO.


Quest'anno il MEI verrà inaugurato addirittura dalla Ministressa della Gioventù Giorgia Meloni. E allora? Dove sta lo scandalo? Un'inaugurazione del genere rappresenta il degno coronamento per una manifestazione che col passare degli anni ha via via perso importanza e credibilità divenendo una sorta di passerella per i soliti nani e le solite ballerine che popolano il sottobosco indie italiano – con tutto il rispetto parlando, s'intende.

Ma ha mai avuto credibilità una cosa come il MEI? Probabilmente no, ma chi se ne importa? L'importante è che la presenza di Giorgia Meloni abbia fornito un'ulteriore scusa per correre ad acquistare La Ministronza, il libro a fumetti di Alessio Spataro ispirato alla sua figura. Come ogni cosa intelligente che prende di mira un personaggio politico, La Ministronza ha sollevato un enorme polverone, e come ogni cosa intelligente che prende di mira un personaggio politico e solleva un polverone ha dimostrato la pochezza e l'autoreferenzialità della classe politica italiana – una scena molto più autoreferenziale della cosiddetta Scena indie italiana. Ed è questo ciò che conta davvero in un mondo pronto a sbranarti al primo cedimento.

Che poi Giorgia Meloni abbia incassato con sportività l'insolente fumetto è un dettaglio del tutto secondario. Chissà che musica ama ascoltare nel tempo la cara Ministressa Meloni (ad onor del vero una delle meno peggio di questo governo...).

E poi comunque l'unico che l'ha insultata in pubblico resta sempre Lui. Ricordiamocelo quando qualcuno pronuncia le parole magiche "rozzo e volgare attacco maschilista" quando sta parlando del fumetto di Spataro.



11 novembre 2009

GOD IS DAD



Il sottosegretario fascista e bigotto Carlo Giovanardi è stato frainteso: il povero Stefano Cucchi è morto perché durante gli ultimi momenti di vita non è stato aiutato sia dal punto di vista medico che dal punto di vista psicologico. Non ha mai detto che Cucchi è morto perché "anoressico, drogato e sieropositivo" e non ha mai detto che Cucchi “era in carcere perché era uno spacciatore abituale”, è stata la solita Internazionale Comunista che controlla le notizie di tutti i giornali italiani e stranieri a mettere in giro notizie false e tendenziose, lesive della sua dignità di politico di un certo spessore nonché di maschio di razza caucasica dal gradevole aspetto fisico.

In realtà Cucchi è stato ucciso dalle botte di Stato, punto e basta. L'hanno menato come perché la prassi è menare chi viene arrestato per droga, perché a furia di prender botte prima o poi il pesce piccolo si lascia scappare il nome del pesce grande che lo rifornisce di roba da smazzare; solo che Cucchi era di corporatura molto gracile e ne ha prese talmente tante che è morto. Troppo difficile da capire per un Giovanardi qualsiasi, pronto a vedere Dio (anzi no, dio – rigorosamente con la d minuscola) come padre di tutti gli uomini solo quando ne può ricavare benefici a livello elettorale.

Giovanardi è grottesco, si nasconde dietro al paravento della religione quando gli fa comodo salvo poi dimostrarsi un personaggio abominevole. È e resterà sempre un politico di seconda (o terza) schiera che è stato miracolato dalla fedeltà a San Silvio ed è arrivato a posare le proprie nobili chiappe su poltrone prestigiose. Ha fondato un partito che non esiste pur di continuare a sentirsi importante.

Non ho mai detto tutto ciò, ho solo detto che Giovanardi è bello ma in gioventù non è stato aiutato dal punto di vista psicologico e pertanto a volte si lascia scappare alcune frasi un tantino fuori luogo. Non è colpa mia, sono stati i giornalisti guidati da Repubblica e dall'Internazionale Comunista a distorcere il mio pensiero. Qualche testa dovrà saltare

BELLA FACCIA DA FALLITO


Se lo racconti in giro la gente non ci crede: Francesco Rutelli, collezionista di vittorie, ex presidente del consiglio dal 2001 al 2006 ed attuale sindaco di Roma ha fondato un nuovo partito e l'ha chiamato “Alleanza X l'Italia”. Il miliardesimo partito italiano, con in sovrappiù un simbolo provvisorio (il definitivo verrà scelto via web, visti i brillanti precedenti di Rutelli ci sarà da ridere) da lesioni cerebrali gravi: una X rossa e verde in campo bianco.

Si potrebbero fare le seguenti riflessioni:

  • mai che Rutelli si ritiri definitivamente;

  • Rutelli non ha mai lavorato un giorno in vita sua, non era questa la volta buona per cominciare?

  • è stato radicale, verde, riformista, ora è democristiano. Se gli danno la poltrona va pure a destra, aspettiamo fiduciosi;

  • finalmente se ne andato, ma perché non si è portato via pure la Binetti?:

  • Rutelli è la vera figura tragica della politica italiana: se ne va via e nessuno se ne accorge, nessuno cui fa caso

  • Rutelli porta sfiga, ecco perché nessuno se lo fila più

  • ha imbarcato talmente tanti riciclati che nel suo partito gli sembrerà di stare in una casa popolata da fantasmi, presto ci sarà del lavoro per i Ghostbusters (quelli veri, però).

ma meglio non insistere troppo perché ormai parlare male di Rutelli è come sparare sulla Croce Rossa. Meglio limitarsi a dire: con tutti i partiti che nascono, muoiono o si trasformano, perché nessuno si è mai deciso a metter su un serio partito liberalsocialista, che parli chiaramente, che non candidi personaggi che hanno rapporti con la criminalità organizzata, che sia per la laicità dello Stato e contro le intromissioni del Vaticano nella vita (e nella morte) dei cittadini, che sia per lo snellimento dell'apparato burocratico italiano e per un fisco più leggero, che faccia pagare le tasse a tutti e ne faccia pagare meno a chi è meno abbiente? Iniziamo a mandare casa l'80% della classe politica italiana, poi ne parleremo.

09 novembre 2009

COME SCENDERE DAL CARRO DEI VINCITORI ED USCIRNE (MEDIAMENTE) INDENNI: Ciccio Benzina è di sinistra però si vergogna a dirlo ai suoi.



COMUNICATO #1
Lo spettacolo fornitoci dal regime in questi giorni ci porta ad una prima considerazione: bisogna ripensare completamente il diritto di voto. Il suffragio universale è un istituto arcaico, anacronistico e fuori luogo in una realtà complessa e sfaccettata come quella italiana. Occorre limitarlo, occorre che alle elezioni politiche vada a votare il minor numero di persone possibile. Il voto deve diventare un diritto/dovere riservato ad una ristretta elite culturale selezionata mediante test psicoattitudinali all'apparenza insormontabili, ma che in realtà si riveleranno decisivi per selezionare un elettorato attento ai problemi del paese e capace di proporre soluzioni reali in luogo delle solite, sterili lamentele che caratterizzano l'odierno elettore medio.

La seconda considerazione riguarerebbe la Gialappa's Band e le trasmissioni della Gialappa's Band che sono sostanzialmente le stesse da vent'anni ed hanno rotto il cazzo, ma omettiamo di farla per rispetto dei tre soggetti in questione. Ci limitiamo ad un assordante silenzio, e chi vuol intendere intenda.

05 novembre 2009

FRANKENCHRIST SUPERSTAR



Clamoroso: la Corte Europea dei diritti dell'uomo ha sentenziato che il crocifisso può offendere la sensibilità di chi professa altre religioni diverse da quella cattolica e/o di chi non crede in nessuna religione organizzata e pertanto andrebbe rimosso dalle aule scolastiche. Scene di panico in Parlamento (la gente comune non ha fatto una piega, perché i problemi della gente comune sono altri).

E dove sta lo scandalo? E dove sta l'affronto talmente grave da portare il governo italiano a fare immediatamente ricorso, da far dire al Vaticano che quella dell'Unione Europea è una ingiusta intromissione negli affari dell'Italia e soprattutto da far neurare Ignazio La Roux in diretta tv? Nessuno scandalo, nessun affronto, nessun attacco alle radici culturali e alle tradizioni italiane: è solo una conquista di civiltà. Basterebbe magari avere anche il coraggio di andare in fondo e rimuovere, rimuovere, rimuovere, ma come al solito ci sono troppe questioni di soldi in giro e non se ne farà nulla. In fondo l'Italia è il paese con la classe politica più genuflessa al Vaticano dell'universo, non si può poi pretendere più di tanto. Ognuno ha la sua croce da portare, agli italiani è toccata una classe politica così e non ci si può far nulla.

Che poi a dirla tutta mettendola sul personale il crocifisso negli uffici pubblici non è che mi infastidisca particolarmente: è solo un omino di plastica attaccato a due pezzi di legno incrociati, e che ci sia o non ci sia per me è uguale. Non mi turba, non mi esalta: mi lascia indifferente. Anzi, per me appeso al muro al posto del crocifisso potrebbero esserci uno stoccafisso, un disco fisso, il totem del posto fisso, un poster di Burdisso, Michael Jackson oppure l'Omino Michelin e sarebbe uguale. Però c'è gente a cui un simbolo religioso appeso al muro di un ufficio pubblico può dare fastidio ed è dunque doveroso toglierlo, avendo comunque cura di non esagerare in festeggiamenti, bestemmie ed turpiloqui vari legati alla storica conquista. Di fronte ad eccessi del genere i cattolici senza se e senza ma potrebbero restarci male, e sarebbe un'intrusione nella sfera privata della persona forse decisamente peggiore dell'imposizione di un simbolo religioso in base ad una legge statale.

PRENDIAMO LA FALCE, SFOLTIAMO IL CAPELLO


Pierluigi Bersani è un tipo tosto e si sta già dando da fare, ma sta facendo cose fondamentalmente inutili che non porteranno a nulla: non è incontrando ectoplasmi politici come i Verdi e Ferrero oppure con soggetti borderline come Pierferdi Casini che si può ricominciare ad ottenere risultati elettorali decenti (di vincere le elezioni purtroppo se ne parlerà tra almeno dieci anni).

L'unico gesto sensato che Bersani dovrebbe compiere (e con particolare urgenza vista la gravità della situazione) è fare qualcosa per quei pochi capelli che gli rimangono ai lati del cranio: sono unti da far spavento e sono davvero troppo poco curati, e visti in tv danno immediatamente l'idea di un volontario che ha appena finito di cuocere cibi dal notevole apporto calorico ad una qualsiasi Festa de L'Unita della Bassa Padana. Non ci siamo, quel modello non funziona più da almeno un ventennio.

Se solo Bersani decidesse di affidarsi ad un parrucchiere con i controcazzi tipo Rolando Elisei il Partito Democratico guadagnerebbe di colpo un 3,5% di voti in più e questo pessimo governo inizierebbe a vacillare sotto i colpi di una acconciatura a prova di proiettile. L'immagine è tutto, e come al solito anche in questo Silvio a.k.a. Mister Pasticciere (cit.) è maestro e la sinistra ha tutto da imparare. Staremo a vedere se la sinistra (o ciò che ne resta) continuerà a restarsene chiusa a parlare del nulla in fumose riunioni di partito oppure deciderà finalmente di adeguarsi ai tempi che corrono iniziando a frequentare prestigiosi saloni di bellezza.

IL CALORIFERO vs. UN SITO INNOMINABILE CHE SI CHIAMA COME UNA FAMOSA CANZONE DI HERBIE HANCOCK


Evolution on Stand-by dei Calorifer is Very Hot in streaming sul sito innominabile. Gran bel disco ed ottima scusa per postare il video di Rockit di Herbie Hancock, a memoria d'uomo una delle cose più pacchiane della storia. Non c'entra nulla con i Calorifer, ma era bello citarlo a sproposito.


THE CLUB NON SI TOCCA



Gran bella cosa lo switch on di Deejay Tv (che porti qualcosa di nuovo nel piatto panorama televisivo italiano, che porti un po' della genialità di personaggi come Linus e Albertino, che mandi definitivamente al tappeto Mtv, ecc. ecc,), però la domanda fondamentale è una sola: che fine farà The Club, uno dei programmi televisivi più belli di sempre? Scomparirà insieme ad Allmusic o continuerà ad andare in onda, più rutilante che mai?

EPURATO SPECIALE


“Far ridere commentando i fatti. Quando funziona, i bersagli non ridono. Il satririco inquadra il problema e lo mette in prospettiva. Non dà indicazioni su come comportarsi o dire per chi votare, ma fa sì che ognuno si interroghi e cominci un percorso personale di approfondimento.”

Un Daniele Luttazzi senza freni, che parla a ruota libera di tutto ciò di cui non si può parlare in Italia. Sottoscrivo in pieno il contenuto, parola per parola.